Skip to main content

Perché e come sostenerci

Jamtse Ling, unico centro italiano di Dharma dedicato al Movimento “Rimé”, propugna la diffusione degli Insegnamenti del Buddha aventi come Base le Quattro Nobili Verità e i Tre Gioielli, e delle pratiche della Dottrina Buddhista, nelle sue diverse Scuole, Tradizioni e Lignaggi, in particolare con azioni di sostegno, incoraggiamento e coordinamento delle iniziative dei diversi Centri di Dharma e sviluppare la collaborazione, l’interazione e la sinergia tra le varie Scuole Buddhiste, avente come riferimento di azione, etica e comportamento il Movimento “Rimé”.

Propugna la realizzazione della Natura Fondamentale dell’individuo attraverso la pratica dell’Insegnamento del Buddha.

Questa realizzazione è Amore e Saggezza, Grande Compassione e Comprensione Liberatrice; trascende l’Illusione e le passioni e opera spontaneamente e continuamente per il bene di tutti i viventi e opera per il bene di tutti gli esseri senzienti e per il nascere di una società risvegliata. Rispetta con devozione, promuove e studia tutte le Tradizioni e Scuole di Dharma che, in virtù di lignaggi adamantini, eterni, puri e ininterrotti, conducono alla vera Realizzazione della “Realtà Assoluta” o “Natura della Mente”, al di là dei concetti, dei nomi e delle forme, basandosi sulla comprensione derivante dalla sola concreta individuale esperienza ed evoluzione spirituali al di là di ogni intellettualismo.

Jamtse Ling non ha finalità di lucro e persegue finalità civiche, culturali, solidaristiche e di promozione sociale mediante lo svolgimento di attività nei seguenti ambiti: organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche, o ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione, pratica e diffusione del Dharma delle attività di interesse generale, attività educative volte alla formazione complessiva della persona nonché attività culturali di interesse sociale con finalità educativa, promozione della cultura della legalità, della pace tra i popoli, della non violenza e della difesa non armata.

Il Centro potrà inoltre svolgere attività di sensibilizzazione, educazione, formazione ed emancipazione della collettività in base agli Insegnamenti del Dharma e, di conseguenza, operare attività di diffusione di informazione e di divulgazione per la pratica e diffusione del Dharma.

Jamtse Ling potrà inoltre promuovere, organizzare attivare e sostenere, attività in ambito mass-mediatico, tra cui in specie, seminari, corsi di ogni genere, manifestazioni culturali, ricerche e attività di studio nonché mostre, convegni, meeting, pubblicazioni, e altre iniziative connesse, negli ambiti di intervento dell’associazione, tese a valorizzare, diffondere i valori cui l’associazione si ispira, nonché curare la pubblicazione, attraverso ogni modalità consentita dalla normativa vigente (stampa; diffusione internet; e simili), di saggi monografici, lavori, ricerche e pubblicazioni in genere sui temi istituzionali.

Sostienici donando con Paypal: clicca sul pulsante sotto oppure scansiona il QR-Code con il tuo smartphone

Ci rivolgiamo quindi a te per chiederti il tuo supporto ai nostri sforzi e permetterci così di continuare a concretizzare quanto sopra esposto.

Puoi sostenerci tramite Libere Donazioni, Lasciti Testamentari, diventando socio e contribuendo anche come volontario alle attività dell’Associazione

Lasciti testamentari

Non è necessario disporre di ingenti patrimoni per fare un gesto di consapevolezza ed essere protagonista, nel presente e nel futuro, di una causa in cui si crede.

Lasciare una traccia di sé è importante e il testamento è l’unico strumento attraverso il quale sarai sicuro che le tue volontà verranno rispettate.

Le disposizioni testamentarie a favore di Jamtse Ling Centro Rimé sono esenti da qualunque imposta.

Cosa puoi lasciare:

  • Una somma di denaro, titoli, azioni, fondi di investimento
  • La propria polizza vita.
  • Trattamento di fine rapporto
  • Beni mobili come opere d’arte, gioielli, arredi.
  • Beni immobili, come un appartamento, un terreno, un fabbricato.

Nota: Si può destinare la propria polizza vita anche senza bisogno di fare testamento. È sufficiente indicare la nostra associazione quale beneficiario al momento della stipula della polizza, o anche successivamente. Il beneficiario di una polizza vita, infatti, può essere cambiato in ogni momento. È utile che questa decisione venga comunicata alla Associazione per evitare che la polizza vada persa o incassata dallo Stato.

Come fare testamento

Un testamento può essere scritto in qualsiasi momento e può essere olografo (scritto di proprio pugno) o pubblico (redatto da un notaio alla presenza di testimoni). È sempre possibile modificarlo, annullarlo o sostituirlo e produce effetti solo al momento dell’apertura della successione.

Consigli utili

Scegli in che forma vuoi scrivere il tuo testamento (olografo, pubblico o segreto) e se desideri affidarne l’attuazione ad un esecutore testamentario.

Raccogli le informazioni necessarie per stendere i seguenti elenchi:

  • le persone alle quali intendi destinare proprietà e beni;
  • i riferimenti esatti degli enti, come Jamtse Ling Centro Rimé, ai quali è possibile lasciare parte dei tuoi beni.

Procedi alla stesura del testamento in triplice copia (scritta a mano, datata e firmata) e consegna la prima al notaio, la seconda a una persona di fiducia e conserva l’ultima in un luogo sicuro.

Posso fare testamento solo per disporre un lascito all'Associazione senza dovermi preoccupare di decidere a chi destinare il mio intero patrimonio?

Si, indicando cosa si vuole lasciare.

In questo caso la successione sarà regolata dal testamento solo per i beni indicati nello stesso, mentre tutti gli altri beni non specificati nell’atto saranno devoluti secondo la successione legittima.

Una persona che per problemi fisici non è in grado di scrivere o firmare, può fare testamento?

Certamente, purché sia in grado di intendere e di volere.

Si utilizza il testamento pubblico, cioè il testamento scritto dal notaio, che raccoglie la volontà espressa verbalmente dal testatore alla presenza di due testimoni.

È possibile nello stesso testamento indicare più beneficiari?

Certamente. È possibile modificare le proprie volontà in qualunque momento, revocando il testamento precedentemente redatto o integrandolo con nuove disposizioni.

È possibile modificare il proprio testamento nel tempo?

SI; è possibile indicare più beneficiari, ognuno pro-quota (es.: erede A per 1/3, erede B per 1/3, erede C per 1/3) oppure beneficiari diversi, per i singoli beni (la casa dove abito all’erede A, i conti correnti all’erede B).

Scrivici o chiamaci per ulteriori chiarimenti o consulenza legale.

Benefici fiscali

I privati e le aziende che effettuano una erogazione liberale possono beneficiare delle agevolazioni fiscali previste dalla Legge

Approfondimenti

I privati (persone fisiche non imprenditori) possono:

  • detrarre dall’imposta lorda (irpef) il 30% dell’erogazione effettuata, fino ad un massimo di euro 30.000 (art. 83, comma 1 D.gs 117/2017).

ovvero, in alternativa:

  • dedurre dal reddito complessivo dichiarato l’erogazione in denaro o in natura, per un importo non superiore al 10% del reddito complessivo dichiarato, (art. 83, comma 2 D.gs 117/2017);.

Le imprese, le società, gli altri enti soggetti IRES possono:

  • dedurre dal reddito complessivo dichiarato l’erogazione in denaro o in natura, per un importo non superiore al 10% del reddito complessivo dichiarato, (art. 83, comma 2 D.gs 117/2017);

Importante

  • Per usufruire delle agevolazioni fiscali è necessario conservare l’attestazione della donazione (la ricevuta del bollettino postale, la contabile bancaria e l’estratto conto bancario).
  • Non beneficiano delle agevolazioni fiscali le erogazioni liberali effettuate in contanti.
  • Ricordarsi sempre di specificare i propri dati se si desidera avere la ricevuta della donazione

Riteniamo assai utile riportare integralmente un prezioso insegnamento di S.E. Chögyal Namkhai Norbu Rinpoche dal titolo: “Le Virtù della Generosità e i Donatori”

Ci sono molte storie che raccontano che in tempi antichi, quando il Buddha Shakyamuni era vivo, i cosiddetti khyimdag (ricchi padroni di casa) o jindag (donatori) lo invitavano, col suo seguito, nei loro paesi, e il Buddha trasmetteva il Sacro Dharma a quegli esseri fortunati.

Queste persone benestanti mettevano in pratica la Generosità, la prima delle Sei Paramita, accumulando così molti meriti. Questo modo di fare dovrebbe essere riconosciuto come l’insuperabile comportamento dei Bodhisattva.

Possiamo capirlo dai seguenti esempi.

Un racconto molto famoso, relativo al Veicolo dei Bodhisattva, narra che una volta, ai tempi del Buddha Shakyamuni, viveva in Cina un uomo importante e ricco, di nome Hashang. Egli era molto devoto, e desiderava ardentemente invitare il Buddha dall’India in Cina, ma poiché la distanza tra i due paesi era così grande e il viaggio così duro, capì che era difficile realizzare il suo desiderio.

Quindi continuò a chiedersi: “Cosa posso fare?”. Allora un saggio, seguace del Buddha, gli consigliò: “Anche se per te è così difficile invitare il Buddha Shakyamuni in persona dall’India in Cina, poiché Egli è onnisciente, invocalo con grande concentrazione e invitalo a pranzo. Il Buddha e gli Arhat del suo seguito, dotati di poteri miracolosi, arriveranno a mezzogiorno!”.

Il ricco padrone di casa, Hashang, organizzò tutto seguendo tale consiglio, e quando fu ora di pranzo il Buddha e gli Arhat dotati di poteri miracolosi, noti come i “Sedici Anziani”, giunsero a casa di Hashang e godettero del cibo, realizzando così il suo desiderio. Attualmente, nella maggior parte dei luoghi sacri, in Cina e in Tibet, esistono rappresentazioni dei Sedici Anziani, tutte originate dal racconto di quando il Buddha e il suo seguito arrivarono in Cina miracolosamente.

L’opportunità che Hashang ebbe di invitare il Buddha e il suo seguito derivava da un’enorme accumulazione di meriti. Perciò da allora, in Cina, Tibet e Mongolia si diffuse l’usanza di mettere una statua di Hashang, grande o piccola, in tutte le case.

Questa usanza era collegata alla credenza che, grazie al potere dei grandi meriti generati da Hashang, in ogni casa in cui veniva messa in vista la sua statua tutte le condizioni positive, come la prosperità e la ricchezza, si sarebbero sviluppate naturalmente.

Perciò la figura di Hashang è molto diffusa in tutte le regioni. Tuttavia molti non conoscono la sua storia, e in Occidente è anche successo che i detentori di tale statua la considerassero una raffigurazione del Buddha.

Le storie relative all’insegnamento del Mantra Segreto narrano che un tempo, durante la vita del Buddha Shakyamuni, in Uddiyana regnava un potente re, Indrabhuti.

Egli era sinceramente fedele e devoto al Buddha, e perciò invitò alcuni pandit, suoi discepoli, e li nominò sacerdoti di corte. Un giorno il re disse loro: “Desidero ardentemente invitare il Buddha Shakyamuni nel paese di Uddiyana, ma poiché la distanza tra l’India e l’Uddiyana è enorme, il viaggio è poco sicuro, e così via, a quanto pare non avrò la fortuna di incontrarlo: non abbiamo i meriti necessari a far venire il Buddha in Uddiyana. Ahimé! Cosa possiamo fare?”

Il re si lamentò così, ma i pandit lì presenti gli consigliarono all’unanimità: “Essendo onnisciente, il Buddha Shakyamuni sarà di sicuro al corrente del tuo desiderio. Egli è dotato di poteri straordinari, perciò se lo invochi con fervente devozione e lo inviti a pranzo a mezzogiorno, arriverà miracolosamente. Così riuscirai a incontrarlo!”

Il re di Uddiyana organizzò il pranzo perfettamente, secondo i consigli dei pandit reali, e pregò il Buddha con grande concentrazione. Quando fu ora di pranzo il Buddha arrivò al palazzo reale di Uddiyana, assieme al suo seguito dotato di poteri magici. Il Buddha e il suo seguito, quando ebbero finito di mangiare, recitarono:

In virtù del potere di questa grande offerta possano tutti gli esseri raggiungere spontaneamente l’illuminazione, e possano tutti coloro che non sono stati liberati dai Buddha precedenti essere liberati da tale atto di generosità.

Dopo questa invocazione e dedica, il re di Uddiyana si rivolse al Buddha: “Bhagavan Buddha, io desidero immensamente seguire il tuo insegnamento e raggiungere lo stato della liberazione suprema, ma ho la responsabilità del regno e della famiglia, e non posso rinunciare a tutto ciò per diventare monaco e praticare i tuoi insegnamenti”.

Bhagavan Buddha rispose: “Grande re, la pratica del Sacro Insegnamento deve essere fatta in accordo con le capacità degli individui. Poiché ne esistono diverse, non è necessario che tutti coloro che si accostano al Sacro Dharma abbandonino le loro famiglie, divengano monaci e pratichino esclusivamente la via della rinuncia. Esistono anche profondi upadesha, per gli individui di capacità elevate che possono raggiungere l’illuminazione attraverso la via della trasformazione, senza rinunciare a emozioni e piaceri”.

Allora il re di Uddiyana chiese: “Maestro Supremo, per favore insegnami queste straordinarie dottrine!”

Così il Buddha capì che il re era un discepolo straordinario, e istantaneamente si manifestò come il mandala di Shri Guhyasamaja, con la sua dimensione e le divinità, trasmettendogli l’upadesha completo della profonda Via della Trasformazione Vajrayana.

Questo racconto fa parte della storia del Guhyasamaja.

Così, anche dalle origini della diffusione del Mantra Segreto si può capire chiaramente l’importanza dell’essere un donatore.

Quando i Bodhisattva, i Figli dei Buddha, entrano nel Sentiero del Mahayana e applicano il Sublime Comportamento del Bodhisattva, essi si impegnano nelle famose “Sei Paramita”: Generosità, Moralità, Pazienza, Diligenza, Meditazione e Saggezza Discriminante.

La prima, la Paramita della Generosità, è suddivisa in tre aspetti: il Dono dell’Insegnamento, il Dono di oggetti materiali e il Dono della Protezione dalla Paura.

Il Dono dell’Insegnamento

La Suprema Generosità è il dono del Sacro Insegnamento, per salvare gli esseri senzienti dal grande oceano della sofferenza. Naturalmente questa è la generosità più elevata, quando i maestri capaci di insegnare direttamente la via della liberazione trasmettono perfettamente il Sacro Dharma ad altri esseri, curandosi volontariamente di arrecare loro beneficio. Tuttavia, se qualcuno non ha questa capacità, anche solo il creare, con intenzione pura, le condizioni favorevoli affinché i maestri trasmettano il Dharma, o l’offrire aiuto in vari modi, direttamente o indirettamente, in modo tale che gli esseri sfortunati, privi delle condizioni favorevoli per ricevere il Dharma, abbiano l’opportunità di incontrarlo, sono straordinari “Doni dell’Insegnamento”.

Il Dono di oggetti materiali

Donare oggetti materiali vuol dire fare offerte, grandi o piccole, a qualsiasi essere afflitto dalla povertà; vuol dire farle con generosità, senza sperare in un ricompensa karmica immediata, e senza il concetto di chi dà, di chi riceve e dell’azione del dare.

L’“offerta dell’acqua” agli esseri che vivono nell’oceano, o l’“offerta bruciata” agli esseri che si nutrono di odori fanno parte del “dono di oggetti materiali”.

In realtà le persone benestanti che hanno il coraggio di fare l’Offerta Suprema, donando agli studenti poveri le condizioni favorevoli per ascoltare, studiare e praticare il Sacro Dharma, mostrano davvero un comportamento eccellente e insuperabile, in cui il dono dell’insegnamento e il dono di oggetti materiali sono inseparabili.

Il Dono della protezione dalla paura

Tutti gli esseri sono afflitti dalle famose “otto e sedici paure”, fino alla morte.

Assistere e proteggere da tali paure il più possibile, direttamente e indirettamente, è il dono della protezione dalla paura.

In effetti, nel comportamento eccellente spiegato prima, in cui il dono dell’insegnamento e il dono di oggetti materiali sono inseparabili, è naturalmente incluso anche il dono della protezione dalla paura.

Infatti tutti noi siamo infelici, soggetti al karma e alle emozioni, imprigionati nella rete di sofferenza infinita dell’oceano del samsara, sempre afflitti da continue paure, del tutto simili ad animali nelle mani del macellaio.

L’unica via per liberarci da tutto ciò è il Sacro Dharma, che deve essere ricevuto da un supremo Maestro, ascoltato, studiato e praticato per integrarlo in noi e raggiungere la liberazione.

Perciò offrire a chi non ha i mezzi le condizioni necessarie per seguire il Sacro Dharma e liberarsi dalle paure del samsara è davvero uno straordinario “dono della protezione dalla paura”.

Essendo tale la natura dei tre tipi di doni, specialmente quella del Dono dell’Insegnamento, è molto importante che noi, mentre viviamo nella visione dualistica, mettiamo precisamente in pratica questo comportamento eccellente e seguiamo il principio per cui “il comportamento deve essere in relazione al luogo e al tempo”.

Dāna, la pratica della generosità

Jamtse Ling Centro Rimé segue con devozione il profondo insegnamento della Pratica della Generosità o dell’Offerta in modo che i Maestri possano continuare a offrire il Dharma.
Buddha ha insegnato che la Pratica della Generosità, dānapāramitā (dāna in lingua Pali e in Sanscrito), essendo una delle Sei Pāramitā o “Perfezioni”, è parte integrante della Via essendo una delle pratiche centrali di una vita spirituale perché la generosità nei confronti del proprio prossimo è considerata fonte di ricchezza.

Buddha ha insegnato la pratica di dāna per cui coloro che condividono gli insegnamenti dipendono da coloro che li ricevono.
È la pratica di dāna che ha mantenuto viva la tradizione buddhista per oltre 2.600 anni in Asia, dove benefattori impegnati hanno donato generosamente per fondare monasteri e centri di ritiro e provvedere a insegnanti e praticanti.
Nell’atto del dare, con giusta intenzione e volontà, sviluppiamo la nostra capacità di abbandonare l’attaccamento, coltiviamo un atteggiamento di condivisione aperta e riconosciamo l’interconnessione di tutti gli esseri.
La Pratica della Generosità è un aspetto importante della Moralità.
La Pratica del dono disinteressato trascende il tempo e continua a generare benefici.
Nell’atto del dare sviluppiamo la nostra capacità di lasciar andare l’attaccamento, coltiviamo un atteggiamento di condivisione aperta e riconosciamo l’interconnessione di tutti gli esseri senzienti.
Dānapāramitā, implicando il donare senza aspettarsi nulla in cambio, è una pratica chiave per coltivare la Generosità che porta a una maggiore ricchezza interiore e distrugge l’avidità.
Dāna è un pilastro fondamentale della pratica buddhista, sia per i laici che per i monaci, contribuendo allo sviluppo spirituale e alla creazione di un mondo più compassionevole.
Sebbene siamo consapevoli che il valore degli Insegnamenti è incommensurabilmente prezioso, applichiamo la Generosità rendendo le nostre offerte il più generose possibile.