Ci sono molte storie che raccontano che in tempi antichi, quando il Buddha Shakyamuni era vivo, i cosiddetti khyimdag (ricchi padroni di casa) o jindag (donatori) lo invitavano, col suo seguito, nei loro paesi, e il Buddha trasmetteva il Sacro Dharma a quegli esseri fortunati.
Queste persone benestanti mettevano in pratica la Generosità, la prima delle Sei Paramita, accumulando così molti meriti. Questo modo di fare dovrebbe essere riconosciuto come l’insuperabile comportamento dei Bodhisattva.
Possiamo capirlo dai seguenti esempi.
Un racconto molto famoso, relativo al Veicolo dei Bodhisattva, narra che una volta, ai tempi del Buddha Shakyamuni, viveva in Cina un uomo importante e ricco, di nome Hashang. Egli era molto devoto, e desiderava ardentemente invitare il Buddha dall’India in Cina, ma poiché la distanza tra i due paesi era così grande e il viaggio così duro, capì che era difficile realizzare il suo desiderio.
Quindi continuò a chiedersi: “Cosa posso fare?”. Allora un saggio, seguace del Buddha, gli consigliò: “Anche se per te è così difficile invitare il Buddha Shakyamuni in persona dall’India in Cina, poiché Egli è onnisciente, invocalo con grande concentrazione e invitalo a pranzo. Il Buddha e gli Arhat del suo seguito, dotati di poteri miracolosi, arriveranno a mezzogiorno!”.
Il ricco padrone di casa, Hashang, organizzò tutto seguendo tale consiglio, e quando fu ora di pranzo il Buddha e gli Arhat dotati di poteri miracolosi, noti come i “Sedici Anziani”, giunsero a casa di Hashang e godettero del cibo, realizzando così il suo desiderio. Attualmente, nella maggior parte dei luoghi sacri, in Cina e in Tibet, esistono rappresentazioni dei Sedici Anziani, tutte originate dal racconto di quando il Buddha e il suo seguito arrivarono in Cina miracolosamente.
L’opportunità che Hashang ebbe di invitare il Buddha e il suo seguito derivava da un’enorme accumulazione di meriti. Perciò da allora, in Cina, Tibet e Mongolia si diffuse l’usanza di mettere una statua di Hashang, grande o piccola, in tutte le case.
Questa usanza era collegata alla credenza che, grazie al potere dei grandi meriti generati da Hashang, in ogni casa in cui veniva messa in vista la sua statua tutte le condizioni positive, come la prosperità e la ricchezza, si sarebbero sviluppate naturalmente.
Perciò la figura di Hashang è molto diffusa in tutte le regioni. Tuttavia molti non conoscono la sua storia, e in Occidente è anche successo che i detentori di tale statua la considerassero una raffigurazione del Buddha.
Le storie relative all’insegnamento del Mantra Segreto narrano che un tempo, durante la vita del Buddha Shakyamuni, in Uddiyana regnava un potente re, Indrabhuti.
Egli era sinceramente fedele e devoto al Buddha, e perciò invitò alcuni pandit, suoi discepoli, e li nominò sacerdoti di corte. Un giorno il re disse loro: “Desidero ardentemente invitare il Buddha Shakyamuni nel paese di Uddiyana, ma poiché la distanza tra l’India e l’Uddiyana è enorme, il viaggio è poco sicuro, e così via, a quanto pare non avrò la fortuna di incontrarlo: non abbiamo i meriti necessari a far venire il Buddha in Uddiyana. Ahimé! Cosa possiamo fare?”
Il re si lamentò così, ma i pandit lì presenti gli consigliarono all’unanimità: “Essendo onnisciente, il Buddha Shakyamuni sarà di sicuro al corrente del tuo desiderio. Egli è dotato di poteri straordinari, perciò se lo invochi con fervente devozione e lo inviti a pranzo a mezzogiorno, arriverà miracolosamente. Così riuscirai a incontrarlo!”
Il re di Uddiyana organizzò il pranzo perfettamente, secondo i consigli dei pandit reali, e pregò il Buddha con grande concentrazione. Quando fu ora di pranzo il Buddha arrivò al palazzo reale di Uddiyana, assieme al suo seguito dotato di poteri magici. Il Buddha e il suo seguito, quando ebbero finito di mangiare, recitarono:
In virtù del potere di questa grande offerta possano tutti gli esseri raggiungere spontaneamente l’illuminazione, e possano tutti coloro che non sono stati liberati dai Buddha precedenti essere liberati da tale atto di generosità.
Dopo questa invocazione e dedica, il re di Uddiyana si rivolse al Buddha: “Bhagavan Buddha, io desidero immensamente seguire il tuo insegnamento e raggiungere lo stato della liberazione suprema, ma ho la responsabilità del regno e della famiglia, e non posso rinunciare a tutto ciò per diventare monaco e praticare i tuoi insegnamenti”.
Bhagavan Buddha rispose: “Grande re, la pratica del Sacro Insegnamento deve essere fatta in accordo con le capacità degli individui. Poiché ne esistono diverse, non è necessario che tutti coloro che si accostano al Sacro Dharma abbandonino le loro famiglie, divengano monaci e pratichino esclusivamente la via della rinuncia. Esistono anche profondi upadesha, per gli individui di capacità elevate che possono raggiungere l’illuminazione attraverso la via della trasformazione, senza rinunciare a emozioni e piaceri”.
Allora il re di Uddiyana chiese: “Maestro Supremo, per favore insegnami queste straordinarie dottrine!”
Così il Buddha capì che il re era un discepolo straordinario, e istantaneamente si manifestò come il mandala di Shri Guhyasamaja, con la sua dimensione e le divinità, trasmettendogli l’upadesha completo della profonda Via della Trasformazione Vajrayana.
Questo racconto fa parte della storia del Guhyasamaja.
Così, anche dalle origini della diffusione del Mantra Segreto si può capire chiaramente l’importanza dell’essere un donatore.
Quando i Bodhisattva, i Figli dei Buddha, entrano nel Sentiero del Mahayana e applicano il Sublime Comportamento del Bodhisattva, essi si impegnano nelle famose “Sei Paramita”: Generosità, Moralità, Pazienza, Diligenza, Meditazione e Saggezza Discriminante.
La prima, la Paramita della Generosità, è suddivisa in tre aspetti: il Dono dell’Insegnamento, il Dono di oggetti materiali e il Dono della Protezione dalla Paura.
Il Dono dell’Insegnamento
La Suprema Generosità è il dono del Sacro Insegnamento, per salvare gli esseri senzienti dal grande oceano della sofferenza. Naturalmente questa è la generosità più elevata, quando i maestri capaci di insegnare direttamente la via della liberazione trasmettono perfettamente il Sacro Dharma ad altri esseri, curandosi volontariamente di arrecare loro beneficio. Tuttavia, se qualcuno non ha questa capacità, anche solo il creare, con intenzione pura, le condizioni favorevoli affinché i maestri trasmettano il Dharma, o l’offrire aiuto in vari modi, direttamente o indirettamente, in modo tale che gli esseri sfortunati, privi delle condizioni favorevoli per ricevere il Dharma, abbiano l’opportunità di incontrarlo, sono straordinari “Doni dell’Insegnamento”.
Il Dono di oggetti materiali
Donare oggetti materiali vuol dire fare offerte, grandi o piccole, a qualsiasi essere afflitto dalla povertà; vuol dire farle con generosità, senza sperare in un ricompensa karmica immediata, e senza il concetto di chi dà, di chi riceve e dell’azione del dare.
L’“offerta dell’acqua” agli esseri che vivono nell’oceano, o l’“offerta bruciata” agli esseri che si nutrono di odori fanno parte del “dono di oggetti materiali”.
In realtà le persone benestanti che hanno il coraggio di fare l’Offerta Suprema, donando agli studenti poveri le condizioni favorevoli per ascoltare, studiare e praticare il Sacro Dharma, mostrano davvero un comportamento eccellente e insuperabile, in cui il dono dell’insegnamento e il dono di oggetti materiali sono inseparabili.
Il Dono della protezione dalla paura
Tutti gli esseri sono afflitti dalle famose “otto e sedici paure”, fino alla morte.
Assistere e proteggere da tali paure il più possibile, direttamente e indirettamente, è il dono della protezione dalla paura.
In effetti, nel comportamento eccellente spiegato prima, in cui il dono dell’insegnamento e il dono di oggetti materiali sono inseparabili, è naturalmente incluso anche il dono della protezione dalla paura.
Infatti tutti noi siamo infelici, soggetti al karma e alle emozioni, imprigionati nella rete di sofferenza infinita dell’oceano del samsara, sempre afflitti da continue paure, del tutto simili ad animali nelle mani del macellaio.
L’unica via per liberarci da tutto ciò è il Sacro Dharma, che deve essere ricevuto da un supremo Maestro, ascoltato, studiato e praticato per integrarlo in noi e raggiungere la liberazione.
Perciò offrire a chi non ha i mezzi le condizioni necessarie per seguire il Sacro Dharma e liberarsi dalle paure del samsara è davvero uno straordinario “dono della protezione dalla paura”.
Essendo tale la natura dei tre tipi di doni, specialmente quella del Dono dell’Insegnamento, è molto importante che noi, mentre viviamo nella visione dualistica, mettiamo precisamente in pratica questo comportamento eccellente e seguiamo il principio per cui “il comportamento deve essere in relazione al luogo e al tempo”.