SALA d’ERCOLE, PALAZZO d’ACCURSIO,
COMUNE DI BOLOGNA | 05-15 novembre 2026
INAUGURAZIONE GIOVEDI’ 05 NOVEMBRE ORE 16:00
Segreteria Scientifica: Rita Monticelli, Paolo Roberti di Sarsina, Claudio Cardelli
Segreteria Organizzativa: Paolo Roberti di Sarsina, Claudio Cardelli
In un mondo che corre veloce e spesso ci divide, esiste un linguaggio universale che parla direttamente al cuore: quello della bontà e della compassione.
Dal 5 al 15 novembre 2026, la prestigiosa Sala d’Ercole di Palazzo d’Accursio a Bologna ospiterà un evento unico dedicato a una delle figure più ispiranti del nostro tempo: S.S. il XIV Dalai Lama. Questa mostra non è solo una cronaca storica, ma un ponte gettato tra la saggezza millenaria del Tibet e le sfide quotidiane della nostra società contemporanea.
INGRESSO GRATUITO
Orari
Martedì-Mercoledì-Giovedi: 9 – 18:30
Venerdì: 15:30 – 18:30
Sabato-Domenica: 9,30-18,30
Attraverso due percorsi intrecciati, esploreremo la vita di un uomo che ha fatto della non-violenza la sua unica forza. Una sezione filatelica rara ci mostrerà come oltre trenta nazioni abbiano celebrato il suo messaggio di pace, mentre un viaggio fotografico ci condurrà dall’infanzia in Tibet fino ai suoi grandi impegni internazionali. Scopriremo insieme che il messaggio del Dalai Lama non è nostalgia per il passato, ma un invito attuale e urgente a riscoprire il potere trasformativo della gentilezza.
In questo tempo complesso, la sua voce rimane un punto di riferimento per chiunque senta la necessità di un’umanità più giusta e libera. La mostra è un’occasione preziosa per riflettere sulla sopravvivenza di una cultura straordinaria e sul valore universale dei diritti fondamentali.
Organizzato da
in collaborazione con
Patrocini
Intervengono
- Dr. Matteo Lepore, Sindaco di Bologna
- Assessore alla Cultura Dr. Daniele Del Pozzo
- Assessore alle Relazioni Internazionali Dr.ssa Anna Lisa Boni
- Prof.ssa Rita Monticelli, Consigliera del Comune di Bologna con delega ai rapporti interreligiosi e interculturali, Ordinaria del Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne, Alma Mater Università di Bologna.
- Dott. Paolo Roberti di Sarsina, Presidente di Jamtse Ling Centro Rimé.
- Dr. Claudio Cardelli, Presidente della Associazione Italia-Tibet.
- Sig. Tsering Namgyal, Presidente della Comunità Tibetana in Italia.
- Jetsun Pema, Madre del Tibet, Sorella del Dalai Lama
- Rita Monticelli, Paolo Roberti di Sarsina, Claudio Cardelli
LA MOSTRA È STRUTTURATA IN DUE SEZIONI
1) IL DALAI LAMA E LA CORRISPONDENZA
a cura dell’Associazione Italia-Tibet
È una mostra filatelica a cura di Fausto Sparacino, Segretario dell’Associazione Italia Tibet.
Questa sezione, strutturata su quaranta pannelli, raccoglie francobolli e documenti postali emessi da oltre trenta nazioni per celebrare S.S. il XIV Dalai Lama, in particolare dopo il conferimento del Premio Nobel per la Pace avvenuto il 10 dicembre 1989.
Quell’evento, oltre a far meglio conoscere all’Occidente la “questione tibetana”, spinse molti Paesi a celebrarne la figura carismatica attraverso numerose emissioni di francobolli da parte di oltre trenta nazioni.
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La mostra “Il Dalai Lama e la Corrispondenza” vuole testimoniare anche attraverso questo mezzo così affascinante e importante “veicolo pubblicitario”, il francobollo, la popolarità e la stima di cui godeva, e gode tuttora, il Dalai Lama nel mondo.
In alcuni casi particolari, come nel 2005 in Austria, i francobolli emessi ebbero vita breve per le immediate proteste dell’ambasciata cinese che costrinse le Poste Austriache a ritirare i francobolli già stampati.
In seguito, oltre ad altre centinaia, furono autorizzati, emessi e circolati nel 2015 dalle Poste Tedesche e nel 2018 dall’Olanda.
In apertura della mostra sono riportate alcune note sulla storia dell’emissione di francobolli nel Tibet indipendente dagli anni Venti, francobolli utilizzati fino alla metà degli anni Cinquanta. Una delle tante testimonianze dello status del Tibet come nazione indipendente nel momento della sua invasione e occupazione da parte della Repubblica Popolare Cinese nell’ottobre del 1950.
Un viaggio unico attraverso lettere, francobolli e documenti postali che raccontano il legame tra spiritualità, cultura e comunicazione.
Un’occasione speciale per scoprire la storia, la filosofia e la memoria postale di un grande leader spirituale.
Alcuni pannelli furono esibiti per il Simposio, ospitato dal Comitato della Croce Rossa di Bologna il 12 aprile 2025, in occasione del trentacinquesimo anniversario del conferimento, il 30 maggio 1990, della Laurea Honoris Causa in Pedagogia al Dalai Lama durante le celebrazioni del Nono Centenario dell’Alma Mater Studiorum Università di Bologna .
Il Dalai Lama è poi tornato una seconda volta a Bologna nel 1994 ed è stato annoverato nella pubblicazione “Bologna e i suoi ospiti illustri” edita dal Comune di Bologna nel 2021.
Il Dalai Lama ha ricevuto la cittadinanza onoraria da parte di ventiquattro città italiane.
2) LA VITA E GLI IMPEGNI DI SUA SANTITA’ IL XIV DALAI LAMA
a cura della Comunità Tibetana in Italia ETS
Questa sezione, su circa cinquanta pannelli fotografici, presenta la biografia di S.S. il Dalai Lama e ha come obiettivo condividere e onorare la straordinaria vita del Dalai Lama, nonché sulla sua influenza e il suo impatto a livello internazionale.
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Il Dalai Lama lo scorso anno ha compiuto 90 anni e i suoi impegni per costruire un mondo migliore, insieme alle sue numerose attività, sono talmente vasti che è impossibile racchiuderli interamente in una mostra fotografica.
Tuttavia, abbiamo cercato di raccontare gli aspetti più significativi della sua vita: dall’infanzia all’esilio, dai suoi impegni internazionali agli incontri con leader e personalità di tutto il mondo, dai premi ricevuti agli insegnamenti e ai libri pubblicati.
Il messaggio del Dalai Lama non è retorico, né nostalgico.
È profondamente attuale. È un invito, rivolto a tutti, a riscoprire il potere trasformativo della bontà.
In questo tempo complesso e frammentato, la sua voce continua ad essere un punto di riferimento, non solo per chi si riconosce nel Buddhismo, ma per chiunque senta l’urgenza di un’umanità più giusta, più libera e più pacifica.
Il Dalai Lama in tutta la sua vita non ha mai cessato di fare appello alla comunità internazionale ad agire per sostenere il Tibet – un Paese simbolo della non violenza – che, purtroppo, rischia la propria sopravvivenza culturale e identitaria sotto il regime cinese, in specie dopo la recente entrata in vigore, il primo luglio scorso, da parte del Repubblica Popolare Cinese della legge sulla unicità della razza.
Dal 1950 si stima che circa due milioni di tibetani siano stati uccisi.
La mostra nasce con l’obiettivo di offrire al pubblico uno spazio di conoscenza, approfondimento e riflessione sulla situazione del Tibet e del suo popolo, sulle condizioni vissute dal popolo tibetano e sulle prospettive che, nel corso degli ultimi decenni, si sono sviluppate attorno alle richieste di dialogo, tutela culturale, autonomia e riconoscimento dei diritti fondamentali.
Oltre 170 tra donne e uomini tibetani si sono auto immolati per la causa tibetana.
La più recente auto immolazione è quella di Lobga Rangzen che, dopo essersi avvolto nella bandiera del Tibet, si è dato fuoco il 2 luglio scorso davanti al Palazzo delle Nazioni Unite a New York per denunciare il genocidio del popolo tibetano, l’aggressività di Pechino contro il Tibet e la politica di assimilazione imposta dal regime di Xi Jinping.
Rangzen era un attivista tibetano in esilio che, da anni, si batteva contro l’occupazione militare del Tibet da parte della Cina, le violente repressioni, la negazione dei diritti e delle libertà fondamentali, la sistematica sradicamento della cultura e religione tibetane.
Il suo gesto clamoroso è giunto un solo giorno dopo l’entrata in vigore, il primo luglio, della nuova “Legge per la Promozione dell’Unità e del Progresso Etnico” della Repubblica Popolare Cinese: l’ultimo capitolo di sessant’anni di brutale e violenta assimilazione delle minoranze etniche in Tibet, Mongolia Interna e Xinjiang.
Infatti, la nuova “Legge sulle Minoranze” è esattamente questo: una legge suprematista e violenta, che stabilisce la supremazia dell’etnia Han su tutte le altre cinquantasei etnie minoritarie del Paese; erige il mandarino a unica lingua ufficiale del Paese; impone ai genitori di educare i figli secondo principi di lealtà patriottica verso il Partito Comunista Cinese; pone sotto controllo tutte le religioni del Paese, quella cattolica inclusa, e, conseguentemente, prevede un controllo ferreo degli istituti religiosi e delle nomine delle gerarchie religiose.
A Pechino si respira l’aria gelida e mortifera che attraversò l’Europa negli anni più bui del nazismo e del fascismo, dominati dalle terribili leggi razziali, prodromo allo sterminio di sei milioni di ebrei, oltre a Rom/Sinti, disabili, prigionieri politici.
Ma, se l’assimilazione e la sinizzazione del Paese sono processi già iniziati dal 1950 nella Repubblica Popolare Cinese, c’è un elemento di novità nella legge sul “progresso etnico”, come viene definita dalla neolingua orwelliana di Pechino: la sua proiezione extraterritoriale, facendo strame del diritto internazionale.
L’articolo 63 stabilisce, infatti, che chiunque, in qualsiasi Paese, possa essere perseguito per condotte ritenute lesive dell’unità etnica cinese o capaci di «incitare al separatismo», senza alcun requisito di cittadinanza o presenza in territorio cinese.
Da oggi in poi, un giornalista europeo che intervisti il Dalai Lama o che racconti dei centri di detenzione della minoranza uigura in Xinjiang; un accademico in America che pubblichi un saggio sul Tibet, raccontando il genocidio culturale in atto; o un gruppo di attivisti di Taiwan che partecipino a una conferenza sui diritti umani in Europa, o in qualunque parte del mondo, secondo la lettera della nuova norma, potrebbero rientrare nel mirino della giustizia cinese, legittimata così a emettere un provvedimento nei confronti dell’Interpol, sanzioni personali, divieti d’ingresso, arresto, ecc.
Oltre a ciò, la legge prevede la possibilità di perseguire persone sgradite al regime anche fuori dai confini nazionali.
Questo vale non solo per i cinesi, ma anche per qualsiasi altra nazionalità: chiunque e ovunque nel mondo, può essere ritenuto legalmente responsabile per atti che «minano l’unità etnica» della Repubblica Popolare Cinese.
L’ennesima svolta autoritaria di Xi Jinping rende necessario un cambio di passo dell’Europa e dell’intero Occidente nei confronti di Pechino, a cominciare dalla sospensione dei trattati di estradizione con la Cina, qualora la nuova legge venisse utilizzata contro cittadini europei.
Molti attivisti tibetani, uiguri o mongoli vivono da anni in esilio in Europa e in Nord America, e vanno protetti da ogni rischio di repressione transnazionale, in violazione del diritto internazionale.
IL PENSIERO E L’ATTUALITA’ DELL’AZIONE DEL DALAI LAMA
Il mondo in cui il Dalai Lama nacque e mosse i primi passi è cambiato radicalmente.
Ma ciò che non è cambiato – ed è anzi divenuto sempre più necessario – è la voce gentile e ferma con cui ha saputo indicare, per decenni, una via alternativa ai vari conflitti che affliggono il mondo: quella della non violenza, del dialogo, del non settarismo, della responsabilità condivisa verso gli esseri senzienti e verso il pianeta. È difficile riassumere in poche righe la vastità della sua opera.
Uomo spirituale e leader politico, rifugiato e costruttore di ponti, Supremo Maestro buddhista e interlocutore delle scienze moderne, il Dalai Lama è sempre stato, prima di tutto, una presenza profondamente umana.
Tra i tratti che più colpiscono del suo insegnamento c’è l’insistenza sull’universalità dei valori fondamentali. La amorevole gentilezza, la compassione, la responsabilità etica, il rispetto reciproco, la spiritualità: non appartengono a una religione o a una cultura, ma sono radici comuni dell’essere umano.
Sua Santità ha definito questi principi “valori umani universali”, e ha più volte sottolineato l’importanza di un’etica laica, condivisibile da credenti e non credenti, come base per una convivenza sostenibile. Accanto a questo impegno educativo e culturale, si è fatto instancabile promotore del dialogo interreligioso, convinto che ogni tradizione spirituale – nella sua diversità – possa contribuire a costruire la pace.
Lo ha fatto con parole, viaggi, incontri, libri, insegnamenti e conferenze con una naturalezza che nasce solo da un’autentica apertura del cuore. Al centro della sua azione c’è, ovviamente, la causa tibetana.
Ma anche qui, ciò che ha sempre colpito è la scelta di un linguaggio non violento, di una lotta che non si è mai trasformata in rivendicazione aggressiva.
Già nel 1987, con il celebre “Piano di Pace in Cinque Punti”, propose la trasformazione del Tibet in una “zona di pace”, offrendo al mondo un modello di resistenza fondata su principi spirituali e non sull’odio.
È una lezione ancora attuale.
Questo attivismo non violento gli valse il Premio Nobel per la Pace nel 1989.
Il Dalai Lama ha inoltre, con lungimiranza, messo in evidenza, con largo anticipo sui tempi, il legame profondo tra la dimensione spirituale e quella ecologica. La protezione dell’ambiente, ha ripetuto più volte, non è solo una questione tecnica o politica, ma una responsabilità individuale e universale etica e spirituale.
Il rispetto per la Terra – che nella visione buddhista è parte della stessa rete di interdipendenza che unisce tutti gli esseri – è uno dei suoi impegni principali, insieme alla promozione dei valori umani e alla difesa della cultura tibetana.
Molte delle sue dichiarazioni più recenti siano rivolte ai giovani: è a loro che affida il futuro.
Non cerca seguaci, piuttosto coscienze risvegliate.
E questo è forse il suo dono più grande: un insegnamento che non impone, ma ispira; che non pretende fedeltà, ma semina consapevolezza.
Nel ricordare i suoi novant’anni lo scorso anno abbiamo celebrato molto di più che una vita longeva e intensa: abbiamo celebrato una leadership fondata sulla saggezza, sulla semplicità, sull’ascolto.
Una leadership che non domina, ma guida con l’esempio. In un’epoca attraversata da conflitti, polarizzazioni e crisi globali, l’esempio del Dalai Lama continua a ricordarci che è possibile vivere con dignità e compassione anche nelle situazioni più difficili.
Possiamo così riassumere gli Impegni Principali di Sua Santità il XIV Dalai Lama che riguardano la promozione dei valori umani universali, l’armonia tra le fedi, la salvaguardia della cultura tibetana e la riscoperta dell’antica saggezza indiana.
- Promozione dei valori umani e dell’unità dell’Umanità.
- Spingere le persone a trovare la vera felicità interiore.
- Insegnare l’importanza di compassione, perdono, tolleranza e autodisciplina.
- Diffondere un’etica laica e universale che unisca tutti gli esseri umani al di là delle differenze.
- Promuovere il non settarismo e l’armonia interreligiosa.
- Favorire il rispetto e la comprensione reciproca tra le grandi religioni del mondo.
- Sostenere che ogni credo ha lo stesso potenziale nel formare persone dal cuore buono.
- Contrastare l’uso della religione come pretesto per conflitti o violenze.
- Preservazione della cultura e dell’ambiente tibetani.
- Impegnarsi a proteggere e promuovere l’identità, la filosofia, la spiritualità e la lingua del Tibet.
- Mantenere viva la tradizione buddhista tibetana fondata sulla pace e sulla non violenza.
- Sensibilizzare alla tutela dell’ambiente naturale della propria terra d’origine.
- Rispetto dell’antica saggezza indiana.
- Valorizzare le conoscenze tradizionali dell’India classica sul funzionamento della mente e delle emozioni, con riferimento alla Scuola del Nalanda.
- Integrare l’igiene emozionale e la psicologia antica con il mondo moderno e educativo.
“Come buddhisti del XXI secolo dovremmo adottare un approccio ecumenico e non settario nello studio e nella pratica, promuovendo il rispetto reciproco tra le varie tradizioni. Lo scopo della pratica religiosa è trasformarci in esseri umani migliori e creare pace e armonia nel nostro mondo. La pratica dell’Insegnamento del Buddha porta alla realizzazione della Natura Fondamentale dell’individuo. Questa realizzazione è Amore e Saggezza, Grande Compassione e Comprensione Liberatrice; trascende l’Illusione e le passioni e opera spontaneamente e continuamente per il bene di tutti gli esseri senzienti e per il nascere di una società risvegliata.”
“Storicamente è stata tradizione tra i maestri tibetani studiare e anche praticare tutti i lignaggi: Nyingma, Kagyu, Sakya, Jonang, Gelug. Questo è un modello eccellente. Dovremmo adottare un approccio non settario, non solo studiando tutti questi lignaggi ma anche mettendo in pratica i loro insegnamenti.”
Dalai Lama
Jetsun Pema
Il 7 ottobre 2026 a Dharamsala presso il Tibetan Children’s Village (TCV), Jetsun Pema, sorella minore del Dalai Lama, universalmente conosciuta come Amala, la “Madre del Tibet”. ha ricevuto dalla Buddhist Society del Regno Unito il “Premio Christmas Humphreys” in riconoscimento della sua dedizione all’istruzione dei bambini tibetani.
Il riconoscimento premia il suo contributo di una vita alla società tibetana, in particolare le sue iniziative volte a fornire un’istruzione sia moderna che tradizionale a migliaia di bambini tibetani.
- Il Tibetan Children’s Village https://tcv.org.in è stato fondato il 17 maggio 1960.
- Jetsun Pema è stata la presidente del Tibetan Children’s Village dal 1964 al 2006.
- La rete dei Tibetan Children’s Villages attualmente comprende nove strutture.
- Oltre 50.000 bambini sono stati allevati nei Tibetan Children’s Villages.
La missione dei Tibetan Children’s Villages (TCV) – un’organizzazione benefica integrata – è garantire che tutti i bambini tibetani affidati alle loro cure ricevano una solida istruzione e una salda identità culturale, diventando individui autosufficienti e membri attivi della comunità tibetana e della società globale.
Intervenendo ai microfoni di Tibet Radio dopo la cerimonia, Kasur Jetsun Pema ha esortato i tibetani a non perdere mai la speranza e a ricordare le sofferenze di coloro che vivono in Tibet sotto il dominio cinese. Richiamando l’immagine del sole che splende dietro le nuvole, ha espresso fiducia nell’arrivo di giorni migliori e ha invitato i tibetani a collaborare per il raggiungimento del loro obiettivo comune.
Obiettivi del Tibetan Children’s Village
- Offrire cure amorevoli e un ambiente familiare
- Promuovere una profonda comprensione dell’identità e della cultura tibetana
- Favorire la formazione del carattere e dei valori morali
- Garantire un’istruzione efficace, che integri modelli moderni e tradizione tibetana
- Creare un ambiente scolastico incentrato sul bambino
- Offrire un contesto favorevole alla crescita fisica e intellettuale
- Fornire un orientamento adeguato ed efficace per la vita e la carriera, sviluppando competenze sociali e di cittadinanza
“Dal giorno in cui siamo diventati rifugiati, il nostro obiettivo fondamentale è stato quello di risollevarci fino al punto da cui eravamo caduti” Sua Santità il Dalai Lama





